11.2.12

Talento, personalità e caso


"Se la ricetta per il successo fosse duro lavoro e applicazione, le donne africane sarebbero le persone più ricche al mondo" Esclamò Sipho, confessando ad un amico le sue perplessità per l'orientamento liberista di una parte consistente dell'organizzazione in cui aveva militato per molti anni. 

Sipho è un cineoperatore Sudafricano che si trovava ai lavorare nella manifestazione del centenario dell'ANC di cui accenno qui.

Indossava una vecchia maglietta riproducente il volto di Chris Hani, dirigente del partito comunista e della ANC assassinato nell'aprile del 1993, un anno prima delle prime elezioni democratiche del Sudafrica, rendendo ancora più esplicito come la pensasse.

L'esempio di Sipho sottolineava come in Africa, ma il discorso vale anche per gran parte del resto del mondo, sia il lavoro delle donne a tenere in piedi intere comunità e quanto questo sia generalmente poco riconosciuto sul piano economico. E' un esempio che ricorda che alcuni luoghi comuni che stanno alla base di molta della narrativa contemporanea sul successo economico trovino smentita sul campo. 

Non è tuttavia necessario essere comunisti come Sipho per rendersi conto come ci sia molto di errato nella distribuzione della ricchezza e come anche l'apparato ideologico che la supporta abbia le sue pecche, tanto che si potrebbe affermare che spesso l'allocazione della ricchezza non è tanto conseguenza di talento ed applicazione quanto della distribuzione del potere, e/o, almeno in Italia, dall'essersi scelti i genitori giusti...

Recentemente l'Ecomomist cita una ricerca effettuata sui compensi dei CEO di alcune dei principali gruppi del mondo rilevando come non vi sia una correlazione fra successo dell'azienda ed emolumenti percepiti, ed anche se l'articolo sottolinea come ci sia chi teoricamente è sottopagato, salta agli occhi come anche adottando i parametri del pensiero liberista, qualche cosa non va nel sistema. 

Un tema particolarmente interessante perché anche il ruolo del talento nel successo dell'azienda è sempre più discusso, non per dire che anche un'inetto potrebbe dirigere una multinazionale, ma per sottolineare come non ci sia una ricetta per il successo di cui i grandi manager siano in possesso, come sottolinea in questo articolo Phil Rosenzweig. 

Nel suo "Thinking fast and slow" il premio Nobel per l'economia 2002 Daniel Kahneman sostiene che alla base della nostra propensione a sopravvalutare il ruolo delle competenze e del talento, che pure servono, nel successo di qualche impresa, sia dovuto ai nostri meccanismi di interpretazione degli eventi, meccanismi che ci portano alla continua ricerca dei segni interpretativi della realtà che possano dare un senso agli eventi che ci circondano, per poterli all'occorrenza riprodurre od evitare. 

Per questo è con il senno di poi che siamo in grado di dire che quell'impresa è diventata importante grazie a questa o quella serie di decisioni manageriali coraggiose, che per questo vengono giustamente premiate.  

Ma non è così, perché come rileva Rosenzweig è possibile che contesto, fortuna e scelte altrui abbiano avuto una rilevanza altrettanto importante se non maggiore in quel successo. Insomma vengono in mente le parole di Napoleone "ho un sacco di generali bravi, datemene uno fortunato!", sottolineando anche lui come la questione della fortuna sia una componente indispensabile nelle cose umane .

E per inciso è sicuramente il motivo percui nonostante l'etica del lavoro e le buone idee, siano in tante le donne africane povere: sono nate nel posto sbagliato, del sesso sbagliato e senza potere.

A questo proposito il cantautore ed attivista Peter Seeger raccontava in una sua canzone, ripresa da uno spiritual, "Seek and you shall find", l'apologo delle due larve che gli eventi separano, con la prima che cade in una crepa della strada ed la seconda in una carcassa d'animale. Quando si reincontrano la prima chiede alla seconda di come abbia fatto ad essere così bella grassa, e la seconda esclama "Intelligenza e personalità!"


Ed allora per tornare alle diseguaglianze, di cui peraltro proprio il Sudafrica di Sipho è uno dei campioni mondiali, è assai più probabile che queste dipendano dalla dislocazione dei poteri presenti ai tavoli in cui vengono negoziati salari, compensi e remunerazione degli azionisti; dislocazione che deriva in parte dal potere effettivo dei vari soggetti, ed in parte da quel potere che deriva dallo spirito dei tempi. 

Quello spirito che in alcuni periodi della storia ha ritenuto che una rappresentanza del lavoro salariato forte una garanzia di maggiore giustizia, ed in altri invece la considera un ostacolo alla libera formazione  dei prezzi e dei contratti, e magari si lamenta dell'intransigenza di sindacati obsoleti. 

E' uno spirito, quest'ultimo che ho letto troppo spesso nei commenti di questi anni e che continua ad aleggiare a dispetto della evidente necessità di rivedere malfondate certezze. 

 


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