21.3.11

L'energia del futuro

Personalmente penso che il nucleare resterà ancora per molto tempo fra noi, sopratutto perché ci sono paesi che hanno una filiera nucleare che glielo impone.

Certamente questi paesi rivedranno, come sempre si fa in queste occasioni, le procedure di sicurezza per adeguarle ad affrontare anche circostanze quali quelle emerse in Giappone. E mi immagino che questo produrrà anche incrementi di costi. Non sono così sicuro infatti che le assicurazioni non ne approfittino per ritoccare i coefficenti di rischio e premi conseguenti.

Nei paesi non nucleari invece ritengo che il nucleare si svilupperà solo laddove la sfera pubblica è meno organizzata. Dove invece questa è attiva e composita sono abbastanza certo che qualsiasi intervento tecnologico dell'impatto del nucleare farà fatica a svilupparsi.

Non a caso dopo l'incidente di Three mile island la costruzione di nuove centrali rallentò significativamente negli USA, nonostante il peso dell'industria nucleare da quelle parti, e nonostante la fame di energia di quel paese.

Inoltre l'incidente giapponese influirà ulteriormente a ravvivare un dibattito che andrà ben oltre alla semplice discussione sulla sicurezza.

Le opinioni pubbliche in questi giorni infatti non sono esposte solo al tema dei criteri costruttivi delle centrali, dove ancora una volta la cifra della sicurezza non è data dal componente più sofisticato ma da quello più ordinario (in Giappone la pompa diesel bloccata dallo tsunami), ma sopratutto al riassunto di tutte le questioni connesse alla tecnologia, di cui il tema delle scorie e del decomissioning sono una componente rilevante.

Non è infatti molto alettante l'idea di un impegno (anche economico) della durata di migliai di anni per le scorie e di oltre 100 anni per le centrali smantellate, come ipotizza la Corte dei Conti del Regno Unito.
E' vero che i contratti di gestione degli impianti prevedono che i costi per lo smaltimento siano previsti in bolletta, ma siamo certi che pensino a 100 anni? Ed il costo di non aver pezzi di territorio disponibile? Ed in Italia ultimamente il tema dello smaltimento dei rifiuti ha valenze tutte particolari.

Poi ci sono gli aspetti legati allo sviluppo di nuove fonti. Nel corso degli 8 anni necessari ad iniziare la produzione di un impianto sono previste le seguenti cose:

  • avvicinamento al 2020, termine entro cui il governo USA intende avviare la sostituzione dei mezzi pubblici diesel con mezzi a celle di combustibile. Un obiettivo ambizioso ma che secondo la loro road map dovrebbe portare alla eliminazione, con l'estensione al trasporto privato completata nel corso dei 20 anni successivi, del soggetto che consuma 2/3 del petrolio.


  • potrebbe essere il classico annuncio finalizzato ad attirare venture capital, ma magari c'è qualche cosa di serio in questo articolo che sostanzialmente annuncia un salto tecnologico in grado di introdurre l'idrogeno all'interno della esistente struttura distributiva e con modifiche limitate anche ai modelli di auto esistenti. Ovviamente se son rose si vedreanno, e questo potrebbe accadere proprio mentre ancora le centrali saranno in via di costruzione, magari scontrandosi con l'ennesimo ritardo e o incremento di costi (accade a tutte le latitudini) nella costruzione.


  • ma anche il solare non sta fermo, e nel corso degli ultimi anni ogni tanto salta fuori qualche nuova promessa di abbattimento di costi o maggiore facilità d'uso. Anche in questo caso vale il principio dell'annuncio propedeutico alla raccolta fondi, ma lecito pensare che gli 8 anni della nostra centrale potrebbero scadere con un potente ulteriore competitore sotto forma di pannello spray come quello descritto qualche tempo fa da Repubblica, di cui l'azienda produttrice annuncia la produzione entro 5 anni. Certo rimane la questione della continuità, ma di quanto si abbatterà la domanda se ad esempio tutti gli edifici pubblici del paese fossero dotati di questi pannelli di nuova generazione? ed i privati siamo certi che starebbero fermi? 
Insomma ho il sospetto e la speranza che da qui a quando potrebbe inaugurarsi la prima centrale del post Fukushima il contesto energetico mondiale sarà radicalmente cambiato.

No comments:

Post a Comment